·5 min di lettura·Cultura giapponese del bere

Shinagawa Beer: il birrificio perduto da cui tutto è cominciato

Prima di Asahi, prima di Kirin, prima di Sapporo, c'era la Shinagawa Beer. Nei primi anni della modernizzazione del Giappone, un piccolo birrificio in quello che oggi è il quartiere di Shinagawa a Tokyo produsse quella che molti considerano la prima birra giapponese prodotta a fini commerciali. La sua storia è in gran parte dimenticata, ma rappresenta gli inizi affascinanti e caotici della storia d'amore tra il Giappone e la birra.

L'alba della birra in Giappone

La birra arrivò in Giappone con i mercanti olandesi di Dejima, a Nagasaki, durante il periodo Edo, ma era una curiosità, non un bene di consumo. Quando il Giappone si aprì al mondo dopo il 1853, la birra iniziò ad arrivare insieme alle altre merci occidentali. Il nuovo governo Meiji, desideroso di modernizzare il paese, vide nella birra un simbolo della civiltà occidentale.

I primi tentativi di produzione locale furono sperimentali. Negli anni '60 e '70 dell'Ottocento nacquero diverse iniziative, spesso guidate da stranieri o da imprenditori giapponesi che avevano viaggiato all'estero. La competizione per fondare l'industria birraria giapponese fu feroce, caotica e piena di fallimenti.

La Spring Valley Brewery di William Copeland

Nel 1870 il norvegese-americano William Copeland fondò la Spring Valley Brewery nel quartiere di Yamate a Yokohama, vicino all'insediamento straniero. Viene spesso citato come il primo birrificio del Giappone. Copeland aveva imparato a produrre birra negli Stati Uniti e vide un'opportunità nel servire la crescente comunità straniera di Yokohama.

La Spring Valley Brewery produceva una lager in stile tedesco e operò per circa 15 anni, prima che le difficoltà finanziarie ne imponessero la chiusura. Nel 1885 un gruppo di imprenditori stranieri e giapponesi ne rilevò i beni e fondò la Japan Brewery Company, che nel 1907 sarebbe diventata la Kirin Brewery.

La Shinagawa Beer (品川縣ビール)

Nello stesso periodo emersero tentativi di produzione a guida giapponese. La Shinagawa Beer (品川縣ビール, Shinagawa-ken Beer) rappresenta uno di questi primi sforzi autoctoni. I documenti dei primi anni del periodo Meiji indicano che a Shinagawa, allora una circoscrizione (ken/prefettura) separata prima di essere assorbita in Tokyo, si svolsero esperimenti di produzione birraria.

I dettagli esatti sono dibattuti dagli storici della birra. Quello che è chiaro è che i primi anni del periodo Meiji videro un'esplosione di piccole produzioni nell'area di Tokyo, a Yokohama e in Hokkaido. La maggior parte di queste iniziative ebbe vita breve: la tecnologia era difficile, l'investimento enorme e il mercato stava ancora imparando ad apprezzare la birra.

La storia di Sapporo

Nel 1876 il governo Meiji fondò la Kaitakushi Brewery a Sapporo, in Hokkaido. Questa iniziativa sostenuta dallo stato aveva un chiaro vantaggio: il clima freddo dell'Hokkaido (ideale per produrre lager), acqua pulita e la possibilità di coltivare luppolo e orzo. Seibei Nakagawa, che aveva studiato produzione birraria in Germania, fu nominato primo mastro birraio.

La Kaitakushi Brewery divenne poi Sapporo Breweries, il che la rende il più antico marchio di birra ancora esistente in Giappone. Ma non era un'impresa privata: era un progetto governativo pensato per sviluppare l'Hokkaido e dimostrare che il Giappone poteva padroneggiare le tecniche industriali occidentali.

La Osaka Beer e la nascita di Asahi

Nel 1889 fu fondata la Osaka Beer Company, che avrebbe prodotto quella che sarebbe diventata la Asahi Beer. L'azienda nacque da un gruppo di imprenditori di Osaka che volevano competere con i birrifici di Yokohama e dell'Hokkaido. I primi prodotti furono ben accolti e l'azienda crebbe costantemente attraverso fusioni e acquisizioni.

Perché i primi birrifici scomparvero

La maggior parte dei primi birrifici giapponesi non sopravvisse, per diverse ragioni:

  • Economie di scala — Produrre birra richiede ingenti investimenti di capitale. Le piccole realtà non potevano competere con birrifici più grandi e meglio finanziati.
  • Refrigerazione — La produzione di lager richiede basse temperature. Prima di una refrigerazione affidabile, solo i birrifici nei climi freddi o con accesso al ghiaccio potevano ottenere risultati costanti.
  • Distribuzione — Portare la birra dal birrificio al cliente prima che si deteriorasse era una sfida enorme nell'era pre-ferroviaria.
  • Politica fiscale — Il governo Meiji impose tasse sulla birra che favorivano le grandi realtà, spingendo verso il consolidamento.

All'inizio del Novecento, l'industria birraria giapponese si era consolidata in quelle che sarebbero diventate le Big Four: Kirin, Asahi, Sapporo e infine Suntory. Centinaia di piccoli birrifici, Shinagawa Beer compresa, erano scomparsi.

L'eredità

I primi birrifici dimenticati del Giappone, Shinagawa Beer tra loro, rappresentano qualcosa di importante: l'incredibile ambizione del Giappone dell'era Meiji. Nell'arco di pochi decenni, il paese passò dal non avere alcuna industria birraria a produrre lager di livello mondiale. Quel percorso fu disordinato, pieno di fallimenti e guidato da persone convinte che il Giappone potesse padroneggiare qualsiasi arte si fosse messo in testa.

Oggi la rivoluzione della birra artigianale ha chiuso il cerchio. I piccoli birrifici prosperano di nuovo, producendo birre innovative con ingredienti e tecniche giapponesi. In un certo senso, sono i successori spirituali di quei pionieri dell'era Meiji che osarono produrre birra in un paese che non l'aveva mai assaggiata.

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